Una persona qualunque
In quasi 28 anni di vita mi sono sempre sentita una persona banale, che non aveva molto di interessante da dire. Non ho un talento né una passione che spicca di più tra tutte, mi adeguo a qualsiasi situazione senza eccelere in nulla. Non sono stata in grado di finire gli studi universitari, anche se fossi ben consapevole che non fosse il percorso giusto per me; faccio un lavoro come un altro, che il più delle volte mi rende nervosa ma la paga è sufficiente per togliermi qualche sfizio. Non ho amici, perché non riesco nemmeno ad essere costante nel mantenere un rapporto. In quelle poche interazioni che ho (colleghi, famiglia) sono sempre servizievole e disponibile, perché mi è stato insegnato che il bene sia un sentimento da guadagnare. Il mio ragazzo è l’unico mio vero punto di riferimento, l’unico con cui possa essere me stessa, e questo in parte mi spaventa perché temo sempre che arriverà il giorno in cui mi vedrà per quella che sono, cioè una persona (come ho scritto all’inizio) banale e inconcludente, che non ha niente da offrire. Diversi anni fa vivevo nell’apatia più totale e per mesi ho pensato di volermi togliere la vita. Pur non avendo più pensieri suicidi, continuo a non avere un’opinione positiva di me, e credo che questo difficilmente passerà. Sono solo un concentrato di ansia e paura.